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IL RISCATTO GENEALOGICO (e collettivo) DI FABRIZIO CORONA

Fabrizio Corona - il riscatto sistemico

Ci siamo un po’ tutti appassionati alla storia di questo personaggio, ognuno con una propria opinione personale di giusto e sbagliato, soprattutto quando ci si relaziona con la legge.
Ma attenzione: dietro ai comportamenti e ai fatti, che possono essere giudicati o minimizzati, ci sono tante storie che cercano conciliazione e riscatto.

Il campo della psicobiogenealogia lo dimostra. Questo metodo di esplorazione dell’inconscio familiare e collettivo ha portato, negli anni, grandi rivelazioni, con la possibilità di riportare pace dove c’è stata — e continua a esserci — la guerra.
Con anni di ricerca che ancora continuano, abbiamo osservato cosa conduce la vita: un filo al quale ognuno di noi è collegato e che rispetta delle regole, che chiamiamo ORDINE.

Sì, la vita risponde a un ordine e scorre se questo ordine viene rispettato; altrimenti crea dolore, conflitto, malattia, spesso attraverso la compensazione.
Il primo ordine, forse il più potente, che chiede di essere rispettato, è l’appartenenza. Tutti i legami di sangue appartengono alla famiglia, ma anche altre sottocategorie che intrecciano i destini di chi è esterno con quelli di sangue, creando un’espansione di informazioni del sistema stesso, grazie alle quali esso può evolvere.

E chi appartiene all’albero?

  • Tutti i bambini vivi e morti (anche gli aborti), dentro e fuori dal matrimonio.
  • Tutti i legami importanti dei genitori e dei nonni, e i propri, dove ci sia stato amore forte.
  • Tutte le vittime e i carnefici per morte (guerre e altro), ingiustizie riguardanti il denaro, fallimenti, suicidi, perdite, sperperi di denaro, eredità non condivise, ecc.

Tutti coloro che sono coinvolti entrano nell’informazione del nostro albero e chiedono un posto. Se questo posto non viene loro dato, prenderanno il destino della discendenza per riscattarlo.

La vita non giudica.
Non ti dice: tu sì e tu no, per come ti sei comportato.
Qualunque cosa tu faccia, hai diritto ad avere un posto.
La vita tratta tutti allo stesso modo.
E riscatta chi viene ESCLUSO.

Ma non solo…

Le esclusioni avvengono anche quando ci sono SEGRETI.
Morti non pianti fino in fondo.
Perdite non riscattate.
Ingiustizie non portate all’equilibrio (dove la vittima reclama il suo carnefice).

Esiste un equilibrio silente che la vita si propone di proteggere.
Altrimenti qualcun altro pagherà per l’ingiustizia, ripetendo quel destino.
Oppure riscatterà l’ingiustizia creando altre vittime con quel destino.

So che, all’orecchio di chi non conosce la psicobiogenealogia, tutto questo può sembrare assurdo.
Ma dietro alle nevrosi, al carattere delle persone, c’è ben altro da scovare e, con questo strumento, oggi abbiamo la possibilità di mettere ordine e liberarci da destini terribili che si ripetono per compensazione e fedeltà al nostro albero e a quello collettivo.

Ma veniamo a Fabrizio Corona… di cui, ahimè, non ho trovato tutte le informazioni che mi sarebbe piaciuto reperire per andare ancora più nel dettaglio.

Fabrizio è figlio di una linea paterna di giornalisti:
Vittorio Corona, il padre.
Aurelio Corona, il nonno.
Puccio Corona, lo zio.

Intanto, notate qualcosa nei nomi?

Vittorio, Aurelio, con la Corona.
Questi nomi sono regali: rappresentano imperatori, quindi sono legati al potere autorevole.
C’è già un programma di “dover essere i primi” in questi nomi, di “dover avere il potere”.
Una storia genealogica maschile che incontra il potere attraverso l’autorità.

La linea materna

Si sa poco, ma sembra appartenesse a una famiglia di avvocati. E nuovamente il tema dell’autorità è presente.
Ma non si sa nulla di questa linea. E quando non ci sono informazioni reperibili, nemmeno i nomi, la linea ci indica che ci sono segreti.

In genealogia, l’autorità è legata ai padri.
I segreti sono esclusioni.

Ma attenzione:

Fabrizio è il secondogenito, dopo Francesco e prima di Federico.
Qui esco un attimo dalla genealogia ed entro nella biologia totale e simbolica, dove i nomi che iniziano con la F — e qui ne abbiamo tre — sono PORTATORI DI SEGRETI.

Cosa possiamo dire?

Immaginate di essere giornalista nella Sicilia degli anni ’40.
Aurelio Corona non era solo giornalista, ma capocronista nel dopoguerra.
Aveva quindi l’incombenza di:

  • decidere cosa poteva uscire,
  • come poteva essere scritto,
  • fino a che punto ci si poteva spingere.

La mafia non poteva nemmeno essere nominata in quel tempo.
Il potere criminale agiva intrecciato con politica e affari.
I cronisti lavoravano per allusione, omissione, linguaggio cifrato.

Iniziano i segreti.
I non detti.
Le manipolazioni dell’informazione.
I giochi di potere.

Non sapremo mai cosa accadesse davvero allora.
Omettendo informazioni, manipolando la verità, si creano esclusioni e si diventa parte delle omissioni di altri.

Vittorio nasce da un padre come questo e diventa l’uomo perfetto, con un grande successo e un’enorme esigenza di esserlo davvero, quell’uomo perfetto.
È vero: viene messo a tacere e vive così male l’accaduto da ammalarsi.
Lo vive come un attacco alla sua integrità.
Vittorio non può perdere: è stato programmato, con il suo nome, a vincere sempre.

In psicobiogenealogia, la professione che si ripete indica una FEDELTÀ.
Indica che il destino si sta ripetendo e cerca compensazione.
Vittorio era fedele ad Aurelio.
Vittorio era il Re, come Aurelio, e lui serve.

Immaginate cosa accade quando, messo a dirigere Mediaset, l’impero di Berlusconi, gli viene tolto il potere e viene messo a margine.
Questo “sgarbo” non può essere tollerato.
Cosa stava ripetendo del padre?

Ciò che viene messo a tacere cerca qualcuno che espii e compensi il dolore dell’esclusione e riporti al suo posto ciò che è stato escluso.
Ma Vittorio è solo una pedina della ripetizione: ha manifestato le esclusioni che inevitabilmente il padre aveva dovuto fare a suo tempo.

La fedeltà ripete il dolore, non lo libera.

Vittorio si ammala e muore precocemente.
Anche questo indica che quest’uomo, che non poteva sbagliare pena la morte, portava un destino più grande che, con la sua morte, in parte ha riscattato.
(Si espia la colpa dando la vita o pagando con il denaro. Per la psicobiogenealogia, la colpa non è una colpa di giustizia legale, ma la colpa dell’esclusione, dei segreti, delle omissioni alla vita.)

I padri — Vittorio, Aurelio — non potevano sbagliare.
Non era concesso essere vulnerabili, né perdere.
Se sei vulnerabile o sbagli, muori.

E guardate cosa accade.

Arriva Fabrizio.
Non è un giornalista: prima rottura con il sistema.
Lui viene a tradire il sistema, a liberarlo, a riscattare i non detti, i segreti, le omissioni.
Non può essere vulnerabile né perdere, ma è costretto a farlo.

Fabrizio usa i giornalisti.
Usa il sesso.
Usa il sistema.
Manipola dove c’è manipolazione.
Oltraggia dove c’è già corruzione.

Entra a far parte di quell’ombra che nessun uomo del suo sistema ha mai manifestato.
Mostra l’imperfezione dove tutti hanno dovuto mostrare il contrario, omettendo se stessi.

Fabrizio non può sentire il cuore.
Lui porta il congelamento di un sistema.
Non si può essere vulnerabili, ma solo iene in combutta strategica con il sistema, in nome del potere.

Fabrizio viene a liberare tutti:

  • a riscattare i segreti,
  • a mostrare il marcio del sistema,
  • a diventare il carnefice che nessuno ha voluto riconoscere in famiglia,
  • a riscattare le vittime creandone di nuove,
  • a mostrare il dolore dietro le menzogne.

Ma ancora: perché Fabrizio è ossessionato dai soldi?

I soldi, in psicobiogenealogia, sono il flusso di vita.
Dietro alla sua storia ci sono molte omissioni di cui forse non sapremo mai.
Ci sono vittime e carnefici, ingiustizie e omissioni mai dichiarate.
Perché bisogna essere perfetti.

Quando non si integra l’ombra, questa prende qualcuno ed esaspera la sua situazione fino a mostrare tutto ciò che non è stato ammesso e incluso, nemmeno da chi lo commetteva.

I soldi espiano la colpa e rimettono ordine dove non c’è stato.
Espiano la colpa delle esclusioni.
Lui ne è ossessionato.

Quanti morti non dichiarati e quante ingiustizie ci sono state dietro la perfezione del nonno e del padre?
Lo stesso zio Puccio ripete la storia di fedeltà e omissione: pensate quante persone per un solo destino.

Aggiungo il tema delle donne e della promiscuità sessuale.
Fabrizio sembra non trovare un posto accanto a qualcuno.
Bellissime e famose.
Mira al denaro, alla fama, al successo.
DEVE ESSERE VISTO.

Chi vuole essere visto? (fedeltà familiare) I CARNEFICI non riconosciuti nel sistema
Ma come vuole essere visto? (tradimento del sistema) Diverso dai perfetti regnanti prima di lui.

In questo modo riporta il sistema all’equilibrio.
E se noi vogliamo aiutare questo sistema a trovare pace, dovremmo smettere di condannarlo.

Lui si sta sacrificando per tutti, portando alla luce storie antiche di potere distorto, di ingiustizie che usano la vita delle persone che non sono state nemmeno ricordate e che riguardano un collettivo.

Non lo sto giustificando, sto solo comprendendo.
Comprendere significa prendere, prendere dentro e dare un posto.

Il collettivo, con i suoi giudizi, crea continuamente esclusi.
Questi destini così forti stanno riscattando tutti noi.
Mentre lui paga pegno, si riequilibra un sistema.

E se noi diamo un posto nel nostro cuore a ognuno di loro, stiamo portando guarigione.

La storia di Fabrizio è la storia del mondo attuale.
Cosa c’è dietro le quinte?
Tanto dolore, distorsione, esclusioni, ingiustizie, omissioni.

È ora che guardiamo l’ombra non come un nemico, ma come qualcosa da integrare, non da escludere giudicando e basta.
Il resto lo fa la vita.

Il resto lo fa la vita che torna in ordine.
Le vittime devono ricongiungersi con i propri carnefici e chiederne riscatto.
Questo è ordine.
C’è un equilibrio più grande da rispettare.
Ma in questo c’è anche da riconoscere ciò che è vero.

Le anime che si sacrificano facendo il peggio hanno sempre dietro un destino di sacrificio:
lo faccio per tutti.

Sono anime grandi che, attraverso il loro dolore, riscattano quello di tutti.

Fabrizio è un freddo.
Non poteva fare tutto questo sentendo.
Tutto è funzionale: anche la maschera che indossiamo, anche la struttura che finisce per schiacciarci.

La cara Sicilia ha un inconscio collettivo estremamente forte, pieno di morti, segreti, omissioni, regole, credenze, giudizi.
Quando le restrizioni collettive sono così forti e non c’è spazio per qualcosa di diverso, questo sistema indica fedeltà potenti e tante, tante esclusioni.
Diventano sistemi morti, che non fanno proliferare la vita, ma solo campi di morte e distruzione.

La Sicilia parla di ognuno di noi.
Qui parla l’Italia intera.

Pensate quanto è potente questo movimento e quanto potere di guarigione ha per tutti, se solo, senza giudicarlo, gli dessimo un posto…

Anche tu esisti così come sei: tutto intero, hai diritto alla vita e al tuo posto.

Questo movimento dentro di te che leggi può portare apertura al tuo sistema, perché rompe credenze fisse e ti apre a qualcosa di più grande che vuole entrare.

Ricordati che la guarigione di uno è la guarigione di tutti.
Rompere il giusto e lo sbagliato dentro di te ti porta a un nuovo livello di coscienza.
È così che l’albero agisce: la vita entra dove c’è spazio, non dove chiudiamo le porte.
E quando entra la vita, le strutture cadono e c’è spazio per costruire qualcosa di nuovo.

Le cose non sono sempre e solo come APPAIONO; anzi, la verità è molto più in profondità.

In onore di Fabrizio e del suo sistema, che riflette il nostro e ci coinvolge tutti.

Francesca Ollìn

P.S. Ovviamente, se avessi più informazioni potrei essere ancora più dettagliata. Non si trovano informazioni sulle malattie che hanno portato alla morte, che ci direbbero molto sul lato del conflitto biologico. Se sapessi altro sulla linea materna potrei ricalibrare queste informazioni e aggiungerne altre, poiché il secondogenito (sempre che non ci siano stati aborti precedenti) prende il destino della linea materna: anche lì ci sono sicuramente segreti che la sua storia sta riscattando.

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